Racconto erotico: la dea del sesso …

Giro lecco… emozioni e orgasmi… Era una fresca giornata primaverile quando, come ogni domenica pomeriggio, decisi di recarmi al solito bar in piazza, dove potevo leccare un freddo ghiacciolo stando comodamente seduto in posizione strategica per guardare le cosce delle belle signorine che passeggiavano per strada, immaginando la mia lingua intorpidita dal freddo che si riprendeva con il calore del loro profumato inguine.

Avevo la strana sensazione che quel pomeriggio avrei rimorchiato qualcuno, approfittando dell’intenso profumo di glicine che si stava diffondendo nell’aria e della complicità del sole che si poggiava soave sull’orizzonte proprio davanti ai miei occhi, rievocando in me anche l’aspetto più dolce e romantico.

Passarono pochi minuti quando pensai di avere un’allucinazione vedendo una donna avanzare con un fare ondeggiante e provocatorio verso il mio tavolo. Misi a fuoco proprio nel momento in cui, ferma davanti alla porta del bar, la ragazza si lasciava travolgere dai raggi del sole che spavaldamente rendevano la sua veste chiara totalmente trasparente, non lasciando nulla alla mia già fin troppo fervida immaginazione.

I miei occhi la fissarono a lungo, partendo dalle caviglie per poi salire fino alle cosce affusolate, dove persi il fiato alla visione delle sue piccole mutandine di pizzo rosa con alcuni fiorellini ricamati, che coprivano appena il suo dolce scrigno depilato, lasciando in bella mostra due glutei perfettamente curvi.

Ripresi coscienza mentre oltrepassavo l’ombelico, ma sentii nuovamente il cuore fermarsi non appena giunsi al suo seno, due belle tette formose che mi fecero sussultare al solo pensiero di averle fra le mani. Sembrava che mi guardasse e ne ebbi la conferma quando con un sorriso invitante mi salutò. Misi per un attimo da parte la mia timidezza e la invitai ad accomodarsi al mio tavolino.

Dopo essersi seduta, accavallò le gambe mostrandomi più da vicino il suo intimo che mi fece restare qualche secondo senza parole vista la bellezza che avevo davanti. Finalmente, riuscii a rispondere al suo saluto amichevole, balbettando la parola ciao. Quella piccola parola bastò a liberare i nostri pensieri e, dopo averle offerto da bere, cominciai a corteggiarla raccontandole la mia vita, come non avevo mai fatto prima d’ora.

Luana, quel bel fiore davanti ai miei occhi, doveva essere mia ed, anche se era trascorso poco tempo, provavo un sentimento vero nei suoi confronti. Anche Luana sembrava molto interessata a me e quando la invitai ad fare due passi insieme, mi rispose subito positivamente.

Il sole tingeva l’atmosfera di rosso e colorava la sua pelle, bianca come il latte, con una deliziosa sfumatura rosa. Mentre guardavamo le vetrine passeggiando per le strade del centro, le nostre mani si intrecciarono e le nostre anime cominciarono a sfiorarsi, regalandoci la sensazione di una lunga conoscenza.

Audace come mai, la cinsi alla vita e la mia iniziativa sembrò essere di suo gradimento, che strinse ancor di più il suo corpo al mio. Durante il percorso, parlammo di tutto ed i nostri discorsi si fecero più spinti davanti alla vetrina di un negozio di intimo sexy, dove senza alcun ritegno commentai un paio di mutandine di seta traforata.

Rimasi folgorato quando mi disse che si stava bagnando e spinto dalla passione le baciai l’orecchio, afferrando delicatamente il lobo fra le labbra, e sentendo scuotere ogni singola cellula del mio corpo. Eravamo ufficialmente presi l’uno dall’altra. Dopo esserci seduti su una panchina, dove ci siamo baciati avidamente per almeno dieci minuti, decidemmo di camminare ancora e maliziosamente feci strada verso l’hotel del paese.

Non appena ci ritrovammo davanti alla struttura, baciai nuovamente Luana e le sussurrai all’orecchio ancora una volta i miei complimenti per la sua bellezza e che mi avrebbe fatto piacere farle conoscere le sensazioni del girolecco.

Lei mi guardò con aria inaspettatamente incuriosita e con un cenno affermativo mi invitò ad entrare in albergo, nascondendo male una contrazione intima che mi fece aumentare la salivazione. Una volta entrati in camera, la passione ci scaraventò sul letto che profumava di pulito, dove abbiamo perso la cognizione del tempo in un lungo bacio, durante il quale le nostre lingue sapientemente intrecciate ci portarono al settimo cielo, regalandoci centinaia di brividi lungo tutta la schiena ed il ventre, per giungere fino al sensibile fulcro dell’amore.

Non appena mi ripresi, la sua gonna e la camicetta erano già sul pavimento, mentre le mutandine intrise dei suoi odori le stringevo fra le mani e le portai sul mio viso, cercando di immortalare quel profumo nel mio cervello. I miei ormoni impazzirono del tutto e, frettoloso di sentire il contatto delle nostre pelli, sfilai jeans e maglietta e strappai brutalmente i miei slip, sfoderando la mia ascia di guerra pulsante e turgida, da cui fuoriuscirono le prime gocce di rugiada umettante.

Presi Luana in braccio per portala sotto la doccia dove le insaponai il seno, riservandole un delicato massaggio che le fece diventare i capezzoli scuri e turgidi, proprio sotto le mie mani. Poi mi posizionai dietro lei, strusciando il mio pene contro il suo culo e cominciai ad insaponarle anche l’inguine, avendo poi l’accortezza di sciacquarla con un getto deciso di acqua tiepida, che le stimolò il clitoride ed i capezzoli, facendola contorcere un pochino.

Ancora tutti bagnati ci rincorremmo per la stanza, cadendo infine sul letto dove la invitai a sdraiarsi supina e feci in modo che allargasse le gambe, afferrandola dolcemente per le caviglie. Eseguì l’ordine senza opporre alcuna resistenza e finalmente ebbi davanti a me uno spettacolo sublime: una figa totalmente depilata con due labbra carnose che racchiudevano un piccolo clitoride turgido e violaceo.

La voglia di leccarla era infinita ma non volevo che il gioco finisse presto. Quindi, presi il comando sugli ormoni impazziti e cominciai a dedicare le mie attenzioni alle sue caviglie, che sormontavano piedi snelli ed affusolati. La sua pelle liscia solleticò la mia lingua e mi donò nuovi stimoli. Mentre leccavo le sue caviglie, alzai gli occhi e mi sembrò quasi di vedere il paradiso fra le sue cosce: la sua figa era di nuovo lucente per via degli abbondanti umori vaginaliche Luana spalmò per bene sull’inguine, mentre alcune dita esploravano posti incantati.

Non ce la facevo più, il richiamo era troppo forte a causa del suo odore di fica che pervadeva i miei respiri. Decisi di avvicinarmi ancora un po’, giungendo all’interno coscia. Continuai a leccarla ed il sapore della sua pelle mi era ormai così familiare che l\’avrei riconosciuto ad occhi chiusi e nel frattempo mi godevo lo spettacolo della sua masturbazione mentre giocava con il clitoride. Stava quasi per raggiungere l’orgasmo quando una ventata di gelosia mi indusse a fermarla bruscamente.

Volevo essere io a farla godere la prima volta. Così affondai la mia bocca sulla sua figa straordinariamente bagnata e frizzante, senza però entrare la lingua in vagina. Seguii la linea invisibile che congiunge la figa all’ano e mi soffermai su quest’ultimo, fino a che il buchetto esausto per le contrazioni d’eccitazione lasciò andare la mia lingua più a fondo, facendo schizzare a mille l’adrenalina nelle mie vene.

Mentre salivo lungo la sua schiena, seguendo la spina dorsale, notai i brividi sulla sua pelle estremamente ricettiva ed allo stesso tempo rabbrividii anche io mentre il mio cazzo strisciava fra le sue gambe, umide delle mia saliva, fino ad adagiarsi nello spazio fra i suoi glutei. Ad aspettare le mie labbra, c’era il suo collo caldo e delicato, che profumava ancora di acqua di rose nonostante la doccia.

Le sensazioni che mi invasero erano così variopinte ed estreme che quasi a fatica trattenni lo sperma nelle palle. Cercai di resistere con tutte le mie forze e finalmente giunsi sul suo viso, dove trovai due labbra pronte a dissetarmi senza alcun limite.

Mi staccai forzatamente per ritornare sui suoi lobi, prima uno e poi l’altro, e mentre li succhiavo con passione sentivo spingere il mio cazzo contro il suo culo, che sembrava volerlo accogliere senza opporre alcuna resistenza. Prima che fu troppo tardi, mi sfilai di colpo e le concessi una bella limonata, che aveva il sapore dolce della sua pelle e degli umori forti della sua figa e del buco del culo.

Intanto, le mie mani si concentrarono sui seni, giocando con i capezzoli, fino a farle provare un pizzico di dolore e poi ancora carezze e baci che mi fecero scivolare velocemente nel suo intimo, facendo solo tappa sul suo pancino piatto con un ombelico perfetto.

Mi ritrovai nuovamente faccia a faccia con la sua fica e stavolta senza tanti scrupoli cominciai a penetrarla con la lingua, alternando periodicamente culo e vagina. Sentivo la sua voglia aumentare sempre più e decisi di regalarle un’entusiasmante sessione di clitoforbicine: con il pollice giocavo con il clitoride, indice e medio si immergevano in vagina e l\’anulare andava alla ricerca del buchetto del culo.

Il cuore cominciò a pulsare più forte nel petto perché sapevo che stava arrivando il momento e non feci in tempo a pensarlo che sentii colare tra le dita il suo orgasmo, mentre si contorceva soavemente inarcando il bacino in modo accentuato. Il silenzioso boato del suo orgasmo mandò in delirio i miei spermatozoi. Così mi lasciai travolgere anche io dalla passione e accontentai Luana una seconda volta, scopandola con il mio cazzo, con colpi profondi e decisi, mentre leccavamo le dita intrise dei suoi umori vaginali.

Ad un certo punto, i suoi occhi mi guardarono fisso e capii al volo il suo messaggio. Uscii dalla figa e con un solo movimento la misi in posizione pecorina per sfondarle il buco del culo, che mi lasciò entrare senza fatica. Continuai a cavalcarla prepotentemente, sentendo sbattere le mie palle sul suo culo.

Mi inarcai a cercare le sue tette, che strizzai violentemente fino a sentirla gemere di piacere. Quello che scatenò tutte le mie fantasie fu la sua travolgente collaborazione, accogliendo senza esitazione ogni mia perversa attenzione. Senza uscire dal suo culo, la spinsi a sdraiarsi sul letto dove, prendendola dalle gambe, la feci roteare fino a poterla guardare in faccia e poi continuai a staffarla a dovere.

Sentivo ribollire lo sperma nelle palle, non sarei riuscito a trattenermi ancora a lungo. La scopai ancora un po’ di vagina, che trovai straordinariamente bagnata, ambiente ideale dove riposi finalmente il mio bianco e cremoso nettare, ricco di virilità e passione. Aspettai qualche minuto per far placare gli spasmi lussuriosi e mi rivolsi per l’ultima volta al suo fiore, per poter raccogliere nella mia bocca il seme versato poco prima.

E fu con la bocca piena del mio stesso elisir che le concessi l’ultimo bacio, che aveva un sapore pastoso, inaspettatamente dolce ed allo stesso tempo metallico, fino a che Morfeo non si prese gioco di noi, catturandoci in un sonno profondo, da cui mi risvegliai soddisfatto e pieno di energie, pronto a saziare nuovamente la dea del sesso, che nuda riposava ancora al mio fianco.

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